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Il bombardamento anglo-americano del Collegio di Propaganda Fide a Castel Gandolfo

« Le chiese e le istituzioni religiose saranno, per quanto dipende da noi, risparmiate dalle devastazioni belliche nella lotta che ci sta davanti. Durante il periodo delle operazioni militari, la posizione di neutralità della Città del Vaticano, come pure i possedimenti pontifici in Italia, saranno rispettati. »
 
(Franklin Delano Roosvelt, lettera di rassicurazione a papa Pio XII4 luglio 1943.)

Il bombardamento anglo-americano del Collegio di Propaganda Fide a Castel Gandolfo è stato un episodio della seconda guerra mondiale ai Castelli Romani, avvenuto il 10 febbraio 1944.

Dopo l’8 settembre 1943 e l’inizio dell’occupazione tedesca, e ancor di più in seguito allo sbarco anglo-americano ad Anzio il 22 gennaio 1944, la popolazione civile si diede da fare per trovare rifugio in luoghi sicuri. Molti ripararono nelle grotte, come a Marino, o nei rifugi sotterranei, come a Genzano di Roma. Tuttavia, come dimostrarono gli eventi successivi, nessuno di questi luoghi poteva dirsi sicuro di resistere ad un bombardamento delle fortezze volanti statunitensi effettuato con micidiali bombe a grappolo.

Molti abitanti di Castel Gandolfo ed Albano Laziale pensarono così di ripararsi all’interno del complesso delle Ville Pontificie annesse al Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. L’area, vasta circa una cinquantina di ettari, era stata riconosciuta zona extra-territoriale dall’Italia dopo i Patti lateranensi dell’11 febbraio 1929, pertanto apparteneva alla nazione neutrale dello Stato della Città del Vaticano. Gli alleati da parte loro avevano riconosciuto la neutralità del Vaticano, mentre i tedeschi violarono i confini pontifici solo per effettuare retate di oppositori ed ebrei rifugiati in aree sottoposte alla giurisdizione vaticana. Si calcola[1] che quasi 12.000 persone si rifugiarono all’interno del complesso delle Ville Pontificie, formato dalla Villa Pontificia propriamente detta e da Villa Cybo, Villa Barberini e dalla villa del Collegio di Propaganda Fide con l’annessa Chiesa di Santa Maria Assunta.

Il 30 gennaio 1944 Genzano di Roma venne sconvolta dal primo bombardamento aereo alleato; due giorni dopo, il 1 febbraio, furono colpiteAlbano Laziale ed Ariccia, e il 2 febbraio Marino. Il 10 febbraio, tra le ore 9 e le 10 del mattino, i bombardieri alleati in due ondate colpirono esattamente il Collegio di Propaganda Fide e Villa Barberini, in piena zona extra-territoriale, causando circa 500 vittime, tutti civili rifugiati sotto la protezione di una nazione neutrale.

In realtà, il numero delle vittime non è stato mai accertato, a causa della lacunosità dei registri di morte conservati presso il Tribunale di Velletri. Il comune di Castel Gandolfo ha dichiarato che 211 residenti nel suo territorio sono morti nel tragico bombardamento, mentre l’allora responsabile delle Ville Pontificie, Emilio Bonomelli, dichiarò che c’erano state oltre 500 vittime. Altri testimoni invece parlano di 700 vittime, e altri ancora di 1100 uccisi.[2]

L’ Associazione Famigliari Vittime di “Propaganda Fide” ha nel suo statuto l’obiettivo di far proclamare il bombardamento del 10 febbraio 1944crimine di guerra dalla Corte Internazionale dell’Aia.[3] Ogni anno la stessa associazione, d’accoirdo con i comuni di Albano Laziale e Castel Gandolfo, commemorano la memoria del bombardamento..

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